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Fotografi e videomaker: le ore che non si vedono

Il cliente compra una giornata di riprese. Quello che paga, in realtà, è quella giornata più tre o quattro che non ha mai visto. Se il preventivo guarda solo il giorno visibile, il conto lo paghi tu.

Il lavoro sommerso, in ordine di grandezza

Nessuno di questi passaggi è una sorpresa. Il problema è che nessuno li conta.

L'ultima riga è quella che è cresciuta di più negli ultimi anni ed è ancora quasi sempre regalata. «Me lo fai anche verticale?» è una richiesta che dura quaranta minuti e che nessuno mette a preventivo.

Perché il preventivo a giornata mente

Vendere «una giornata di riprese» a una cifra è comodo per tutti e due: facile da capire, facile da confrontare. Ma nasconde il rapporto vero, che su molti lavori video è una giornata di ripresa e tre di lavorazione.

Da fuori sembra che tu abbia guadagnato quella cifra in un giorno. Anche a te sembra così, finché non conti le altre.

Il numero da conoscere è uno solo: quante ore, in media, servono dopo ogni giorno di ripresa, per il tuo tipo di lavoro. Bastano cinque lavori misurati per averlo. Da lì in poi il preventivo lo fai in due minuti e non sbagli più di tanto.

Le revisioni, che qui pesano il doppio

Nel video una revisione non è una correzione: è un rifacimento. Cambiare la musica significa rifare il montaggio sul tempo nuovo. Spostare un'inquadratura all'inizio significa rifare i raccordi. Il cliente chiede «una cosa piccola» in buona fede, perché da fuori sembra piccola.

Scrivere nel preventivo quanti giri sono compresi non è diffidenza. È l'unico modo per poter dire di sì al terzo senza rimetterci, o per dire di no senza sembrare scortese.

Come tenerne traccia senza diventare contabili

La preoccupazione è sempre la stessa, ed è giusta: non hai voglia di passare la sera a compilare tabelle. Non serve.

Una commessa per lavoro. Un timer che parte quando ti siedi al montaggio e che si ferma quando ti alzi. Le fasi solo se ti servono davvero — la maggior parte non ne ha bisogno.

Il resto viene da sé: dopo un anno hai una risposta a «quanto ci metto di solito», che è la domanda che ti fanno al telefono mentre stai guidando e a cui oggi rispondi a naso.

Cosa non ti serve

Il magazzino, se non noleggi attrezzatura. La fatturazione, se ce l'hai già altrove. I flussi di cassa previsionali, che a due persone non dicono niente che tu non sappia già guardando il conto.

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npgest tiene il conto di tutto questo mentre lavori. Avvii il timer, il tempo finisce sulla commessa, e a fine mese sai quanto ha reso. Quindici giorni di prova, senza carta di credito.

Guarda com'e' fatto